lunedì, 12 maggio 2008, ore 14:59
scarabocchiato da Lucycy in
Fumatori di carta
Cesare Pavese
Mi ha condotto a sentir la sua banda. Si siede in un angolo
e imbocca il clarino. Comincia un baccano d'inferno.
Fuori, un vento furioso e gli schiaffi, tra i lampi,
della pioggia fan si che la luce vien tolta,
ogni cinque minuti. Nel buio, le facce
danno dentro stravolte, a suonare a memoria
un ballabile. Energico, il povero amico
tiene tutti, dal fondo. E il clarino si torce,
rompe il chiasso sonoro, s'inoltra, si sfoga
come un'anima sola, in un secco silenzio.
Questi poveri ottoni son troppo sovente ammaccati:
contadine le mani che stringono i tasti,
e le fronti, caparbie, che guardano appena da terra.
Miserabile sangue fiaccato, estenuato
dalle troppe fatiche, si sente muggire
nelle note e l'amico li guida a fatica,
lui che ha mani indurite a picchiare una mazza,
a menare una pialla, a strapparsi la vita.
Li ebbe un tempo i compagni e non ha che trent'anni.
Fu di quelli di dopo la guerra, cresciuti alla fame.
Venne anch'egli a Torino, cercando una vita,
e trovò le ingiustizie. Imparò a lavorare
nelle fabbriche senza un sorriso. Imparò a misurare
sulla propria fatica la fame degli altri,
e trovò dappertutto ingiustizie. Tentò darsi pace
camminando, assonnato, le vie interminabili
nella notte, ma vide soltanto a migliaia i lampioni
lucidissimi, su iniquità: donne rauche, ubriachi,
traballanti fantocci sperduti. Era giunto a Torino
un inverno, tra lampi di fabbriche e scone di fumo;
e sapeva cos'era lavoro. Accettava il lavoro
come un duro destino dell'uomo. Ma tutti gli uomini
lo accertassero e al mondo ci fosse giustizia.
Ma si fece i compagni. Soffriva le lunghe parole
e dovette ascoltarne, aspettando la fine.
Se li fece i compagni. Ogni casa ne aveva famiglie.
La città ne era tutta accerchiata. E la faccia del mondo
ne era tutta coperta. Sentivano in sè
tanta disperazione da vincere il mondo.
Suona secco stasera, malgrado la banda
che ha istruito a uno a uno. Non bada al frastuono
della pioggia e alla luce. La faccia severa
fissa attenta un dolore, mordendo il clarino.
Gli ho veduto questi occhi una sera, che soli,
col fratello, più triste di lui di dieci anni,
vegliavamo a una luce mancante. Ii fratello studiava
su un inutile tornio costruito da lui.
E il mio povero amico accusava il destino
che li tiene inchiodati alla pialla e alla mazza
a nutrire due vecchi, non chiesti.
D'un tratto gridò
che non era il destino se il mondo soffriva,
se la luce del sole strappava bestemmie:
era l'uomo, colpevole. Almeno potercene andare,
far la libera fame, rispondere no
a una vita che adopera amore e pietà,
la famiglia, il pezzetto di terra, a legarci le mani.
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sabato, 19 aprile 2008, ore 09:19
CERN Laoratorio europeo di fisica delle particelle
www.sbf.admin.ch/.../international/cern_it.html

WEB:ARRIVA GRID LA RETE ISTANTANEA
Attimi per scaricare un colossal cinematografico,due secondi per spedire da Londra a Bonn l'intera discografia degli Stones.Sono alcune delle strabilianti prestazioni del Grid,la rete progettata dal Cern di Ginevra per acquisire ed elaborare i dati del Large Hadron Collider (Lhc), l'acceleratore di particelle che cercherà di scoprire come è nato l'universo. Basato sulle fibre ottiche e collegato a 50.000 server,che diventeranno 200.000 nei prossimi due anni,il Grid(griglia) è10.000 volte più veloce dell'attuale web ed è destinato probabilmente a sostituirlo.La progettazione della nuova tecnologia (http://eu-datagrid.web.cern.ch/eu-datagrid/) è iniziata sette anni fa ma da quest'estate sarà pienamente operativa e le prime istituzioni a beneficiarne saranno le università.
Fonte:(http://www.metronews.it)
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mercoledì, 26 marzo 2008, ore 11:55
scarabocchiato da Lucycy in
Petizione al Presidente cinese Hu Jintao:
Qui trovate la petizione da inviare al Governo Cinese:
Come cittadini del mondo le chiediamo di esercitare moderazione e rispetto nell'affrontare le proteste in Tibet e di dialogare in modo costruttivo con il Dalai Lama per risolvere la questione Tibetana. Soltanto dialogo e riforme porteranno a una stabilità duratura. Il futuro della Cina e le sue relazioni con il resto del mondo dipendono da uno sviluppo armonioso, dal dialogo e dal rispetto.
www.avaaz.org/it/tibet_end_the_violence/97.php clic quì
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lunedì, 17 marzo 2008, ore 13:55
scarabocchiato da Lucycy in
poesie
Il ragazzo che era in me
Va' a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l'indiano ferito. Il ragazzo a queí tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l'aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s'accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l'abbraccio dell'erba. Avvolgeva come acqua.
Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov'ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia, che potevo, e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall'erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.
Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ebbe il coraggio, m'illudo a pensare
che sia stato per l'aria di duro comando che aveva quell'uomo.
lo che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando, gridando parole d'eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.
L'uomo è morto. La medica è stata diverta, erpicata
ma mi vedo chiarissimo il prato dinanzi
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l'uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.
www.letteratura.it/cesarepavese/
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mercoledì, 12 marzo 2008, ore 14:50
scarabocchiato da Lucycy in
storie
SENTIRE DI APPARTENERE ALLA PROPRIA TERRA, DA SENSO ALLA VITA.
Tempo fa ero nella sala d'attesa di un ufficio di collocamento,insieme ad altre persone.dopo circa venti minuti arriva un impiegato che dice:"per non farvi perdere tempo vi dico subito che non troviamo lavoro a badanti e liberi professionisti:"Una donna di colore si avvicina e le chiede:"a chi mi devo rivolgere io che faccio l'avvocato?"L'impiegato ci dice di aspettare.La donna che era seduta vicino a me tira fuori il passaporto e mi dice:" vedi sono avvocato." mi racconta la sua storia.Veniva dal Congo, era partita quindici anni prima per la Svizzera,dove aveva conociuto un italiano si erano sposati e trasferiti in Italia,aveva tre figli e si era separata da poco, suo marito una persona vuota che pensa solo ai beni materiali e non insegna ai figli ad amare la propria terra,mentre lei ha molta nostalgia del suo paese.Dice: Quando scendo dall'aereo sento l'odore di casa mia:"
In Italia si sa poco del Congo (Questioni politiche ) vorrebbe fare qualcosa per la gente del suo paese,(andare in giro per il mondo è bello ma da turisti) le rispondo che anchi'io la penso così.L'impiegato la chiama per il colloquio.Ci ritroviamo all'uscita,lei è molto agitata e contenta, le hanno detto che se è disposta a partire entro pochi giorni c'è un posto di lavoro che l'aspetta in Congo in un'associazione umanitaria.Da allora ogni volta che incontro uno straniero mi viene da chiedere se è contento di stare in Italia la risposta è quasi sempre: l'Italia è bella però...
Ciao M.spero tu sia riucita a realizzare il tuo sogno!
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domenica, 09 marzo 2008, ore 09:09
scarabocchiato da Lucycy in
pesie
una bella poesia sulla festa della donna
scritta da Cristina Bove
Ed io non ho mimose
nè le vorrei portare ai vostri spenti
amari giorni e trascurate notti
donne della mia vita
donne per cui l’istante di un sorriso
varrebbe tutto l’anno di mimose
io no, forse però saranno rose
quelle che recherò nelle mie mani
quelle stesse che vi offro in ogni casa
mentre siete ai fornelli, a rassettare
o mentre ritirate i panni stesi
o mentre vi affannate tra il lavoro
la camera lo studio e il conto spesa
vi coprirò di mille e mille rose
senza le spine, quelle le ho levate,
vi faranno da letto e da cuscino
e suonerò per voi cetre e liuti
cantando di ciascuna amori e vita
madri di madri, figlie, donne mie
che siete l’altra pagina del cielo
con me verranno con le braccia tese
gli uomini veri, padri, figli,sposi
recando anch’essi mille e mille rose.
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mercoledì, 27 febbraio 2008, ore 12:28
Appello promosso dalla rivista (micromega)
L'offensiva clericale contro le donne ha raggiunto livelli intollerabili.
Queste aggessioni sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza,mascherate dietro l'arroganza ipocrita di" difendere la vita" .Perciò non basta più , cari dirigenti del centro sinistra , limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione.Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile,che condanni tutti i tentativi di mettere a rischio il nostro diritto a dire la prima e l'ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.Esigiamo perciò che i vostri programmi ( per essere anche i nostri ) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza,che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perchè a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza ; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie,e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità.Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.
Prime firmatarie dell'appello di "MICROMEGA":
Simona Argentieri,Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Alda Merini, Valeria Parrella,Lidia Ravera, Elisabetta Visalberghi
Fonte:
articolo apparso sulla rivista ANNA (RCS periodici) n.8 del 28 febbraio 2008
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domenica, 17 febbraio 2008, ore 20:07
scarabocchiato da Lucycy in
teatro
Noccioline (Peanuts)
prendendo spunto dai personaggi di Schulz, l'autore (Fausto Paravidino)
racconta quanto è accaduto a Genova nel 2001.
I fatti del G8
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sabato, 09 febbraio 2008, ore 17:14
scarabocchiato da Lucycy in
poesie
Ti avevo detto che non mi avresti trovato
mentre scorre la notte in fondo a queste gallerie
non il vento per capire
non l’ora senza mentire.
Ti avevo davanti e non potevo parlare, magari domani
al mercato comprando qualcosa.
Perché è questo che è richiesto
anche se , a prima vista, non è sotto gli occhi di tutti.
Farsi guidare dalla fiducia
dei segni, portare viole e margherite
e pensare alla fioritura degli asfodeli.
Le mie parole andranno ad aspettarti sull’uscio
si faranno trovare con gli occhi umidi,
fresche di raccolto.
autore: Lino Di Gianni
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